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Scritto da Guidestarmountain   
mercoledì 28 gennaio 2009
Accade, durante il percorso delle nostre vite, che si intersechino conoscenze, le quali, seppur a distanza, lasciano in noi un senso di ammirazione e profonda gratitudine. L' essere umano trova nella continua ricerca della conoscenza l' alimento principale della sua esistenza che lo eleva ad un livello più nobile dell' essere semplicemente un essere vivente. Ciò che rende diverso l' essere umano dall' animale è la coscienza, la possibilità di utilizzare la propria conoscenza e renderla maestra trasformando il bozzolo in farfalla, un tenero essere in fasce in adulto capace di elaborare filosofie e arti proprie. "Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di sè. Un uccelletto cadrà morto di gelo giù da un ramo, senza aver mai provato pena per se stesso. (D.H.Lawrence)"In questo contesto si sviluppano pensieri che riescono a descrivere emozioni lontane ma vicine come un sogno appena sognato e per il quale, al risveglio, ci si guarda attorno cercando di riprenderlo con noi.

Il Dott. Lucchesi Renzo ( che ringrazio sinceramente per la collaborazione) ci racconta, al ritorno dal viaggio in Patagonia, quali sono le sue impressioni riguardo a ciò che ha appena salutato:

Sogno vivente , sogno  vissutoNella Terra del Fuoco, pronti a partire dall’Estancia Viamonte verso Ushuaia, la mattina dell’8 Dicembre ’08, vergai in fretta e furia nel libro degli ospiti questi pensieri, con i quali prestissimo avremmo lasciato alle spalle la Patagonia: per me era la seconda volta, e come la prima, sapevo con certezza – e con me penso mia moglie e gli amici del gruppo – che sarebbe stata Lei a rimanere con me, dentro di me, difficile da dimenticare, come dire da perdere:

Violenza del vento e potenza della luce del sole. Arsura della steppa e grandi fiumi. Fiori coloratissimi e candore di ghiacciai. Cespugli riarsi nella pianura e boschi rigogliosi presso i monti. Cinguettii dei più piccoli uccelli e colossali voli del condor... E’ Patagonia. Profondi contrasti in perfetta armonia, gli alti ed i bassi di una sinfonia. Sogno vivente, sogno vissuto, sogno da vivere....

Ed infine fra luoghi di lavoro delle grandi fattorie trovi un’isola, di eleganza e di serenità. Anche qui è Patagonia.

Grazie...

Fin da giovane, tanti anni fa, ho cercato, ammirato, amato, ..vissuto la Natura, e più selvaggia era - e meno umanizzata -, e più mi andava bene, mi parlava, mi faceva capire quanto fossi piccolo, debole, transitorio in mezzo a tanta grandezza che mi trovavo attorno e che sentivo dentro: la foresta equatoriale del Ruwenzori, una valanga dalla Garganta dell’Huascaran, in cima allo Stromboli in eruzione, il deserto sassoso nell’Hoggar, i ghiacciai dell’Alaska, il cielo notturno dei seimila e la sua polvere di stelle, lo stesso cielo nella stratosfera da tanto più in alto, grigio e buio a mezzogiorno...., conosciuti in tempi diversi della vita. M’avessero chiesto quale m’era piaciuto di più, avrei taciuto in piena onestà nel rispetto di tutti. Fra loro aveva il suo posto onorevole la Patagonia, non era possibile altrimenti.
Credo, voglio dire, che, forse, quel grande paese m’abbia voluto bene a modo suo fin da quando nel ’90 arrivai a Rio Gallegos; m’avevano pronosticato tempo cattivo quasi continuo, vènti tremendi, e fui accolto da un tramonto dai colori inimmaginabili, che si vedono nei films pubblicitari delle isole del Sud; dovetti correre in albergo a prendere la macchina fotografica.... Visitando qui montagne famose anche per il fatto che, spesso, non si fanno vedere, più volte mi trovai a pregare che almeno qualche nuvoletta facesse capolino lassù per una bella foto; appena qualcosa per tutti i 15 giorni finché non tornai a casa. Questa seconda volta doveva per forza essere diversa... in peggio, era logico, la fortuna non bussa troppo spesso due volte. Fra me e la Patagonia però deve esserci qualche feeling misterioso, non lo so, vento un paio di giorni in tre settimane, ed una brevissima spruzzata di pioggia per pochi minuti da una nuvola pomeridiana, ma nulla che abbia turbato i programmi: balene, leoni marini, pinguini, camminate in paesaggi surreali fra miriadi di laghetti, montagne e boschi, guanachi e struzzi, i rutilanti fiori di notro a due passi dal ghiacciaio Perito Moreno, nella pampa, che immaginiamo piatta, la sorpresa del fascino del canyon che porta alla Cueva de las Manos ed il paesaggio desertico ovunque color della sabbia, qua rosso, là nero – lunare - del Bosco Pietrificato fra picchi e muraglie dalle mirabili forme inattese, nel cielo il solenne volare dei condor, il regale splendore solitario dell’urlo di pietra – il Cerro Torre –, colori di rara bellezza al tramonto sulle nebbie attorno al Cerro Paine e alle sue Torri.... e che altro? Anche Sandro va messo nel conto, il nostro autista simpatico ed esperto, e Flavio, la guida, che col suo parlar modesto l’italiano ci manifesta la realtà interiore, di drogato dalla sua Patagonia. Un po’ lo sono anch’io, ma per lui è la vita, pellegrino in continuo muoversi e cercare e mostrare agli estranei i suoi tesori naturali. il suo mondo, La Patagonia mi vuole bene di sicuro, non so se avrò modo di averne riprova, ma - uomo infedele – vado in cerca di altre mai viste bellezze che non sono sue, ma non ne resto deluso. Non sembra reale lo spettacolo della lunga baia dove il terreno sprofonda di colpo sotto le acque del Rio Iguazù, che si allarga in una miriade di cascate piccole o enormi, nuvole d’acqua polverizzata ed un boato poderoso ed emozionante. Non è finita: un grosso gommone, con giravolte e sobbalzi senza fine, ci porta con un gruppo nutrito di altri turisti fino in stretta vicinanza di una grande cascata dove la doccia è integrale ed assolutamente di prammatica.

Capite perché ho parlato di sogno vivente e da vivere; quando l’avete vissuto, vi incide un solco, un tatuaggio nella memoria. Un viaggio nella fiaba dell’immensa realtà patagonica e argentina è un patrimonio nella banca della vita.
 
 
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